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Il grande spettacolo di Vinicio Capossela al Verdi di San Severo

Se vi siete svegliati pimpanti con le trombe di Marajà nelle orecchie o ancora dolcemente coccolati dalle note al piano di Ovunque proteggi, probabilmente eravate al Verdi di San Severo, ieri 23 febbraio 2020, una serata il cui tempo meriterebbe una dilatazione.

A sipario aperto entra in scena puntualissima l’orcaestra sinfonica della Magna Grecia diretta dal M° Stefano Nanni. Sopra un corpo umano fa prima capolino dalle quinte una testa di gallo, poi prende confidenza con la scena una grossa testa d’asino e via via con un “in tempo di pestilenza è bene parlare d’amore” il maestro Vinicio Capossela rivela il suo vero volto e ci introduce nel carmenperpetuum del suo Bestiario d’amore.

Sì perché come nei miti greci, nelle ovidiane metamorfosi, nelle sensuali pagine boccaccesche, come negli espliciti richiami al de Fournival,è l’amore che ci attraversa, è l’amore che più di ogni altra cosa dà senso ai sensi di tutte le bestie, ed è l’amore che fa dell’uomo un animale speciale.

Nella mia mente scorrono le immagini di un altro bestiario, quello di Andrea Pazienza, laddove il tratto umano, come nei bestiari medievali, ha riconosciuto e restituito virtù agli animali illustrati in atteggiamenti emozionali che fanno riflettere. Penso a quanto mi piacerebbe parlarne con Vinicio, ma è arrivato il Grande Leviatano e ci cattura tutti, con toni biblici, la voce solenne del maestro.

E poi la sublime proiezione nel mito classico, il tema dell’attesa in Pleiadi dall’album Marinai, profeti e balene. Sguardo verso l’alto, fondale blu, sotto una cupola di stelle, a ben vedere prendono forma animali immaginari fra armonie celesti.

Si cambia…cappello, Di città in città (e porta l’orso). Il pubblico tiene il tempo battendo le mani, Vinicio ormai imbestiato suona il piano con le zampe. Ci imbestiamo anche noi per autosostenerci con applausi e versi.

Omaggio a Fellini nel centenario della sua nascita con la giostra di Zampanò e cresce la difficoltà di restare seduti e mentre La Giraffa di Imola mette in circolo la meraviglia, io mi domando – dove sarà finita la pantera di San Severo? – ma arriva la sirena Pryntyl che canta il sirenese“slashslashsmacksmackgluglu” e sono dieci anni circa.

Dopo gli uccelli, le bestie, i pesci e le sirene natus homo est: Bardamù di Viaggio al temine della notte di Céline, il più musicale dei poeti, per celebrare venti anni di Canzoni a manovella, prodotto dal sanseverese Paolo Iafelice. Orchestra in piedi.

E quindi cambio di cappelli a tema per Le sirene, Nutless, Marajà, Con una rosa.

Da un abbraccio molto intimo tra Vinicio e la sua chitarra nascono altre figure mitologiche come l’ipppogrifo in Camminante e poi di nuovo, con l’orchestra e il pubblico, tanta giògiòia per L’uomo vivo.

Momento rivelazione: nessuno lo sapeva. Per la prima volta Capossela dichiara che Camera a sud è stata scritta a Rodi Garganico. E lo sapevo io – viene da pensare.

Vinicio non lo sa ancora che abbiamo la Madonna del Soccorso ma chiude ad hoc con Ovunque proteggi. Tutti in piedi.

Ho incontrato Vinicio per la prima volta nei club emiliani ai tempi dell’università, erano i suoi esordi e non ho mai smesso di seguirlo, un po’ ovunque, in qualsiasi periodo dell’anno, ormai con la mia famiglia. Ora che è qui bisogna festeggiare. Andiamo a salutarlo. Siamo un gruppo di fedelissimi. Con lui è così. Non si può non volergli bene perché autentico e raro.

Brindiamo ricordando Andrea Pazienza, parliamo di SantMnà, della Rai senza Mollica, della pantera di cui lui non sa nulla, della Madonna nera. Scherza sulla cancellazione delle sue prossime date annullate per rischio virologico e sembra che dopo San Severo, il bestiario debba proseguire per videoconferenza. Sorride incredulo.

Tra un boccone e un bicchiere di vino si fa tardi, in giro ci siamo solo noi, che come una piccola ciurma assonnata, navighiamo a vista per il centro storico. Ci rattristiamo quando il basolato scompare improvvisamente sotto i nostri piedi. Ma poi perché?- ci chiediamo.

Tra storie e leggende arriviamo sotto casa di Andrea. Silenzio.

Il Museo, le chiese, il santuario della Madonna del Soccorso, sono facciate coi portali chiusi davanti ai nostri occhi. Mi tocca raccontare quello che non si può vedere. Meglio così. Sono tempi da cui non ci si salva senza un po’ di immaginazione.

A volte gli abbracci servono a separarsi – penso – ma grazie per essere stato qui. Saluto e ringrazio tutti per la bella serata.

In questo spazio colgo l’occasione per rivolgere ancora una volta il mio ringraziamento personale all’assessore Celeste Iacovino per l’organizzazione di questo grande evento.

                                                                                                                Stefania Poveromo

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