La Storia

San Severo è un comune pugliese della provincia di Foggia con circa 49.000 abitanti. Storico centro mercantile e agricolo, oggi è principalmente orientato al settore terziario ed è uno dei comuni più estesi d’Italia e della Puglia.
Situata nel nord del Tavoliere delle Puglie a 86 m s.l.m., confina con diversi comuni del Foggiano. Il territorio è in gran parte pianeggiante, con lievi colline a ovest e pianure a est, ed è caratterizzato da coltivazioni di olivi, vigneti e cereali. I corsi d’acqua sono scarsi; oltre al Candelaro, sono presenti solo piccoli torrenti, mentre nel sottosuolo abbondano acque freatiche salmastre.
Il clima è temperato, con inverni relativamente miti ed estati molto calde e ventilate; rientra nella zona climatica D.
Il nome della città deriva da san Severino, patrono e titolare della chiesa originaria. Nel corso dei secoli il toponimo ha subito una trasformazione linguistica da Sanctus Severinus a Sansevero, fino all’adozione ufficiale della forma “San Severo” nel 1931.
LA STORIA
Le origini di San Severo si collocano nell’antica Daunia, con tracce di insediamenti neolitici. La tradizione lega la fondazione a Diomede, ma la città nacque realmente nell’XI secolo attorno a una chiesa dedicata a san Severino, lungo importanti vie di pellegrinaggio e commercio. Grazie alla posizione strategica, divenne presto un centro mercantile di rilievo, abitato da comunità diverse, e città regia con ampie autonomie.
Tra Trecento e Quattrocento San Severo consolidò il proprio prestigio: ottenne lo statuto municipale, fu sede vescovile e, secondo la tradizione, capoluogo della Capitanata. Il Cinquecento rappresentò l’età d’oro, con grande prosperità economica, vivacità culturale e importanti relazioni commerciali, soprattutto con Venezia. In questo periodo si colloca il celebre “miracolo” di san Severino, che divenne simbolo civico e patrono difensore della città.
Dal 1579, con l’infeudamento ai principi di Sangro, iniziò una fase di declino, aggravata da calamità come il terremoto del 1627 e la peste del 1656. Nel Settecento la città si ricostruì, assumendo un volto barocco, ma subì gravi violenze durante i fatti del 1799.
Nell’Ottocento, abolita la feudalità, San Severo tornò a crescere: divenne centro amministrativo, culturale e politico, partecipò al Risorgimento e fu tra le prime città della Capitanata ad aderire al Regno d’Italia. Nel Novecento si dotò di nuove infrastrutture, fu coinvolta negli eventi della Seconda guerra mondiale e in tensioni sociali nel dopoguerra. Nel 1996 ha riottenuto ufficialmente il titolo di città.

I SIMBOLI
Dal XVI secolo lo stemma civico, per memoria del miracolo del 1528, rappresenta in campo di cielo san Severino in abito sacerdotale, a cavallo, con una bandiera rossa caricata della croce nella destra e la sinistra distesa a protezione della città, raffigurata nella punta dello scudo. Lo stemma è sormontato dalla corona aurea turrita, propria delle città.
Lo stemma civico e il gonfalone sono stati ufficialmente riconosciuti con decreto del Capo del Governo del 5 aprile 1937 e registrati nell’Albo dei Comuni d’Italia.
Essendo stato approvato durante il regime fascista, lo stemma era decorato con il capo del Littorio. Lo stesso decreto sancì il declassamento dal rango di città a quello di comune.
Dopo il ripristino del titolo di città, con decreto del Presidente della Repubblica dell’11 settembre 1996, lo stemma civico sanseverese ha ufficialmente recuperato gli ornamenti e la corona di città.
I colori ufficiali del comune sono il giallo e il rosso: il caratteristico gonfalone cittadino, che rappresenta un vero e proprio unicum nell’araldica civica italiana, è un drappo bifido scaccato di questi due colori, frangiato d’oro e caricato dello stemma civico. Solo Pistoia e Suvereto hanno, come San Severo, un drappo scaccato, ma scalinato, non bifido.