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(video) Il nuovo singolo degli MC’S sanseveresi Sesto Carnera & Natural

Italia e Albania si incontrano nel labirinto di “Cremisi/Amaranto”

E’ la fuga da un labirinto e da sè stessi quella cantata in Cremisi/Amaranto, una corsa senza fiato dentro e fuori di sé che porta i due maestri di cerimonia pugliesi, Sesto Carnera e Natural a cercare una via d’uscita scavando nei propri pensieri, nelle proprie prigioni, le stesse che finiscono per intessere la realtà che li circonda.
Una condizione che fotografa quella di giovani in crescita e quindi alla ricerca spasmodica di sé stessi, delle proprie radici spirituali ed esistenziali, di punti di riferimento e di nuove verità, uniche fonti di liberazione.
Un rap quello di Cremisi/Amaranto lontano dalle facili vie dell’intrattenimento, che ha il coraggio e la forza di farsi letteratura sonora, linguaggio filosofico e spirituale che si fonde a quello tecnologico, come nei versi “…un inferno dipinto scendendo le scale, odore di morte tra dei roghi di Salem. Convinvo con vari pensieri che mi tengono in ostaggio, i miei neurotrasmettitori formano un alto voltaggio” .
Nell’opera il dolore diventa input per la scrittura e questa terapia, nutrendosi di visioni e di arte pittorica, come di Caravaggio e dei suoi colori scuri, o di M aze Runner   adattamento cinematografico  del romanzo Il labirinto fino a tradurre in lettera il realismo dipinto da Robert Henri.

Sonorità scure, loop incalzanti, voci ferme come chiodi sui propri concetti e sulle proprie visioni, coronate dal riffe di chitarra elettrica, lucido e misterico, che sa di medioevo, di caccia alle streghe, il tutto affogato in un acquario cromatico che contribuisce a rendere l’idea claustrofobica della prigione interiore e delle sue sfumature narranti.
Presenti nel brano le due diverse lingue e culture degli autori , quella italiana e quella albanese, a testimoniare la grandezza del linguaggio artistico e la capacità di superare divisioni e pregiudizi; da notare che nell’albanese si coglie una piacevole affinità con la lingua madre cittadina.
Il beat è targato PKay con la supervisione del Feramachine, di Gianmarco Verrone a cui si devono rec, mix & master di alta qualità.
L’ottimo video curato da Andrea Vellonio, Giorgia Ferosi e dal regista Giovanni Pellegrino.
Una produzione da non perdere, che ancora una volta testimonia la vitalità e l’ampiezza della vita artistica di Capitanata e che è possibile ascoltare al link https://www.youtube.com/watch?v=YoCXFdASfjI

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