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L’avvio alla lezione del prof. Amedeo Di Tella con la sua classe per via differita in epoca di CoVid-19.

“Buongiorno, ragazzi. È on line la board di oggi (data) da completare nel pomeriggio. Alle 17.00: TEST. Tutte le informazioni nella classe digitale xy”. Questo il post che dà l’avvio alla lezione odierna del prof. Amedeo Di Tella con la sua classe per via differita in epoca di CoVid-19.

Amedeo Di Tella, di San Severo, insegna Lingua e Letteratura Italiana presso l’Istituto Superiore IPSSAR annesso al Convitto “R. Bonghi” di Lucera, una scuola che ha anche la sezione associata IPIA. Grazie al lavoro costante e collaborativo dei docenti e del rettore-dirigente scolastico, Mirella Coli, l’istituto è dinamico e sempre “sul pezzo”, favorendo un ambiente educativo e formativo. È il caso, ad esempio, della didattica differita, e-learning, che in questi giorni di sospensione di quella frontale (per ora fino al 15 marzo) sta diventando un alleato importante per studenti e docenti nella fruizione e nella partecipazione alle lezioni. “Da anni, già presso l’ITET di Lucera, mia prima scuola di servizio, e al Bonghi-Rosmini, ho iniziato a sperimentare tecniche didattiche come gamification, flipped classroom, formazione a distanza – ha dichiarato Amedeo Di Tella – In una prima fase ho avuto modo di usare varie piattaforme di riferimento che tanti conoscono e, soprattutto, orientare la ricerca verso una selezione dei ‘tool’ migliori per adattabilità, fruibilità ed efficacia, sempre consapevole che nel mondo scolastico non ci sono punti d’arrivo definiti ma tutto è costantemente in evoluzione, come le metodologie di insegnamento. Nell’oceano di app e risorse online che ho avuto modo di condividere anche con colleghi durante corsi di formazione o in classe durante le lezioni – ha continuato il prof. – alcuni kit si sono mostrati particolarmente versatili ed efficaci per impatto comunicativo e semplicità di utilizzo, come la piattaforma moodle, che il nostro Istituto adopera per l’e-learning (in questi giorni molto frequentata da colleghi e studenti che stanno caricando e consultando materiale e risorse edu-formative), la Google Suite for Edu o la piattaforma italiana Weschool che uso già con buoni risultati da diversi anni”. Con il DPCM del 4 marzo che ha sospeso l’attività didattica tradizionale, quella a distanza si potrebbe rivelare uno strumento per non lasciare gli studenti senza le lazioni. “In questi giorni, per cause note a tutti, si stanno sperimentando forme di e-learning in modo diffuso e capillare, cosa forse mai avvenuta prima in Italia, portando i docenti e gli studenti a confrontarsi con innovative e nuove metodiche di apprendimento e insegnamento. Spesso la difficoltà maggiore nella didattica differita è il comunicare velocemente e in tempo reale con gli alunni. Ma in questo, per chi non ha già una classe virtuale impiantata e fruita, vengono in aiuto, senza dubbio, i social network: tramite i più noti applicativi di comunicazione social è facile contattare gli studenti e, quando necessario, effettuare anche delle audio/videochiamate di gruppo. La tecnologia ha il bello di potersi facilmente integrare e interscambiare. Attraverso Weschool, che è organizzata per board, giornalmente invio del materiale di studio alle classi secondo quanto previsto dall’orario scolastico o, alle volte, anticipo materiale per le lezioni successive. La board può comprendere dispense pdf, file multimediali, filmati youtube e link ad app o siti di terze parti, attraverso cui, personalmente, rimando gli studenti ad azioni di gamification in differita utili per fissare gli argomenti appresi. Weschool mette a disposizione anche una sezione dedicata ai test, alle verifiche e alla valutazione dello studente per mezzo di attività graficamente accattivanti e semplici da impostare. Solitamente, attivo l’aula virtuale una volta al giorno (o due su richiesta) per un confronto con gli studenti”. Le conclusioni del prof.: “L’amletica domanda è: Ma è valido questo modo d’insegnare? È realmente ‘insegnamento’ quello che si svolge a distanza? E le relazioni umane? E se gli alunni copiano? E se non entrano? I dubbi, in quest’ambito sono tantissimi e afferiscono a tante sfere differenti e ciò perché questo è un campo (relativamente) nuovo e, soprattutto, perché è un ambito che si è mantenuto troppo di nicchia. Certamente non è semplice portare gli alunni in uno spazio virtuale di apprendimento e supportarli costantemente, ma è senza dubbio una sfida educativa che forma docenti e discenti in una sinergica azione di crescita. In questo momento particolare sarà necessario passare alla fase pratica e utilizzare questi strumenti. Al termine del ‘gioco’, gli studenti avranno ripassato o fissato concetti e argomenti, il docente avrà da un lato attuato un’azione di ripetizione e consolidamento, dall’altro recuperato dati singoli e aggregati della classe da poter valutare come verifica. I ragazzi stanno rispondendo bene e sono coinvolti in questa nuova esperienza didattica”.

                                                     Beniamino PASCALE

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