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La donna di plastica raccontata al telefono. La bella iniziativa della Compagnia Foyer’97 Teatro Cantina

di MARIA CRESCENZI

La donna di plastica raccontata al telefono

“Oggi, Maria, è tempo di uscire da questa nebbia…
Rivedere le stelle del cielo che brillano…
Basta spalle voltate e silenzi…
Porte serrate…”
(SE QUESTA E’ UNA DONNA
TEATRO AL TELEFONO)

Come stai. Una domanda che mette in moto, all’interno dell’animo umano, un meccanismo di confronto importante col proprio essere. Tu come stai. E’ qualcosa che graffia le corde sensibili di cicatrici passate. In questo momento, io come sto. Facile pronunciare questa frase, difficile rispondere alla domanda.

Il 25 novembre 2020 la Compagnia Foyer’97 Teatro Cantina di San Severo (Fg), guidata dall’attore e regista Francesco Gravino, ha voluto essere vicino alle donne vittime di violenza, in questo periodo pandemico, ancora più difficile da vivere. Nel cuore della notte una chiamata ha risvegliato le coscienze di alcune persone, catapultandole in una realtà che forse non conoscevano, o che stavano vivendo ancora. Alcuni attori hanno raccontato una storia al loro pubblico, tramite un telefono. Una storia che parla della femminilità, incarnata in una bambola di plastica. E quando il gioco si rompe, tutto cambia. La violenza prende il sopravvento e distrugge ogni cosa. La voce empatica dell’attore arriva al punto da entrare nelle case degli ascoltatori, rendendosi presenti lì, davanti a loro. Chiamando ciascuno per nome, lo spettatore si sente letto nel profondo e presta il suo silenzio al servizio dell’emozione pura che prova in quell’immenso soffio di vita. Un momento unico, che raccoglie il dolore di tantissime donne che non hanno più voce, dimenticate da tutti. Oggi, l’idea geniale del grande maestro Francesco Gravino, ha fatto sì di non lasciare soli alcune persone che, costrette a stare a casa, un luogo per loro pericoloso e per niente sicuro, rischino ancora di più la vita. Vivendo un periodo di forti restrizioni, la tecnologia è l’unico mezzo che si ha per avvicinare le persone e creare relazioni, se saputa usare bene. Gravino lo ha fatto, nonostante le serrande chiuse del suo amato teatro.

Quando si vive in un contesto pesante, dove il dolore è l’unico amico che abbiamo, è difficile uscirne da soli. Specie se mancano figure importanti, quali la famiglia, la scuola e gli amici. Essere soli logora dentro. Ti mette faccia a faccia con te stesso, facendoti toccare il fondo. Da lì è indispensabile risalire, portando a galla la scoperta di chi si è veramente. Coloro che hanno vissuto l’inferno, sono speciali. Hanno gli occhi pieni di speranza e si riconoscono da come camminano, illuminando un sentiero buio. Non sono perfetti e la gente le giudica senza conoscerle. Ma loro vanno avanti, nonostante tutto.

Progetto a cura di FOYER ’97 TEATRO CANTINA
tel. 368.7000116 – info@foyer97.it
Via Colombo, 18 – San Severo (FG)

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