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GIUSEPPE DI VITTORIO E IL 23 MARZO 1950

di GRAZIOSO PICCALUGA

GIUSEPPE DI VITTORIO è stato uno dei più grandi e carismatici sindacalisti di tutti i tempi. Pugliese di Cerignola dove nacque nel 1892, di origine contadina, apparteneva ad una famiglia di braccianti legati alla terra ed al duro lavoro nel feudo della famiglia Rubino-Rossi. Il padre morì di stenti sul lavoro, quando il “Piccolo Peppino” aveva otto anni. Autodidatta ma con determinata volontà a capire, ad apprendere, già a 12 anni era impegnato in attività sindacali ed a 15 militava nel circolo giovanile socialista della sua città. All’età di 19 anni era già dirigente della Camera del Lavoro di Minervino Murge.  Entrato nella Unione Sindacale Italiana nel 1912, l’anno dopo fu cooptato nel Comitato Nazionale. Il Suo ingresso nel Partito Socialista fu conseguente ai rapporti stretti con i grandi Sindacalisti GIUSEPPE DI VAGNO e BRUNO BUOZZI. Fu eletto Deputato mentre era detenuto per attività sindacale nelle Carceri di Lucera. Con la “Scissione di Livorno” passò al PCI. Condannato a 12 anni di carcere durante il Regime, sempre per attività sindacale, riuscì ad espatriare clandestinamente in Francia e poi in Russia. Partecipò alla Guerra Civile Spagnola militando nella XII Brigata Internazionale quale Commissario Politico. Restò ferito nella battaglia di Guadalajara.  Rifugiatosi di nuovo in Francia fu arrestato dai Tedeschi e su richiesta del Governo Italiano estradato e condannato al Confino nell’Isola di Ventotene. Liberato da BADOGLIO, dopo l’8 Settembre ’43 entrò nella Resistenza combattendo con la Brigata Garibaldi, dando un forte contributo alla difesa di Roma contro i Tedeschi. A fine conflitto, nel 1945, fu eletto Segretario Generale della CGL che in quel periodo comprendeva militanti del PCI, PSI e DC. Tale unità verrà meno dopo l’attentato a TOGLIATTI nel 1948. Nel 1946 fu eletto Deputato alla Assemblea Costituente.  Grazie al Suo indiscusso prestigio nel 1953 assunse la presidenza del Sindacato Mondiale. Clamoroso il forte dissenso con PALMIRO TOGLIATTI sui metodi repressivi del Regime Sovietico che culminò con un Suo documento ufficiale dopo la invasione dell’Armata Rossa in Ungheria da Lui definita “BANDA DI ASSASSINI”. Morirà nel 1957 a Lecco, improvvisamente, ed è sepolto al Verano a Roma. GIUSEPPE DI VITTORIO resta una icona del Sindacalismo mondiale. Diceva ANDREOTTI che gli inteventi di DI VITTORIO alla Camera erano caratterizzati dal silenzio assoluto dei presenti. Stupefacente se si considera che era autodidatta. Sarà sempre ricordato per la grande umanità e pacatezza nel sostenere la causa dei più umili e più deboli in momenti storici nei quali il lavoro bracciantile iniziava ad “alzata di sole e terminava a calata di sole” ed i contadini raggiungevano i campi a piedi, nutrendosi nella breve pausa lavoro con pane secco, erbe colte nei campi ed acqua attinta dai pozzi. I rapporti non erano mai diretti con i proprietari terrieri, ma con i loro amministratori ed erano di conseguenza aleatori e soggetti agli umori del momento. Per valutare l’azione coraggiosa ed eroica di DI VITTORIO non si può prescindere dalla conoscenza del periodo storico dell’epoca nella quale è vissuto, fortemente condizionato da nobiltà ed alta borghesia legata ai feudi, determinanti nel successo della “Marcia su Roma” di BENITO MUSSOLINI dell’ottobre del 1922. GIUSEPPE DI VITTORIO INTERVENNE CON FORZA ALLA CAMERA PER I MOTI DI SAN SEVERO DEL 23 MARZO 1950 (seguiti agli eccidi, da parte delle Forze di Polizia, di Lentella, Melissa, Modena, Montescaglioso, Parma, Torremaggiore etc.) che portarono all’arresto di circa 180 manifestanti, tra i quali molte donne, invocandone la liberazione. Ciò avvenne l’anno successivo, dopo un clamoroso processo nel quale i braccianti, reclusi nelle Carceri di Lucera, furono difesi dall’Avv. LELIO BASSO, Senatore della Repubblica. Essi furono assolti perché la magistrale difesa dell’illustre Giurista determinò la caduta dell’impianto accusatorio che poggiava sul reato di “sedizione contro i Poteri dello Stato” .

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