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SALVATO DAL CUORE: LA RINASCITA DI MARIO GRAZIE ALLA CARDIOLOGIA DI SAN SEVERO

In tempi in cui si parla spesso delle criticità del sistema sanitario, ci sono storie che meritano di essere raccontate perché restituiscono fiducia e speranza. È il caso di Mario Poveromo, 80 anni, che dopo un drammatico arresto cardiaco, un infarto e una successiva embolia polmonare, è oggi vivo e in ripresa grazie alla tempestività e alla professionalità del Reparto di Cardiologia dell’Ospedale “Teresa Masselli” di San Severo.

A raccontarlo è la figlia Mariarosa, che in una lettera aperta desidera esprimere la riconoscenza sua e della famiglia verso l’intero personale dell’ospedale.

«Quando una vita cara è in bilico, ti accorgi di quanto valore ci sia dentro le mura di un ospedale. Noi ne siamo testimoni diretti: abbiamo visto cosa significa essere curati con il cuore, oltre che con la scienza».

Il signor Poveromo è giunto in condizioni gravissime al pronto soccorso ed è stato immediatamente preso in carico dal team di Cardiologia. Dopo le prime manovre di stabilizzazione, è stato trasferito in Terapia Intensiva, dove ha trascorso più di due settimane sotto stretta osservazione e con cure costanti.

«La dedizione che abbiamo visto ogni giorno nei medici, negli infermieri e negli OSS è stata per noi una luce nella notte – racconta ancora la figlia –. Non solo abbiamo trovato una struttura all’altezza delle più complesse emergenze sanitarie, ma professionisti che mettono il cuore in quello che fanno».

Un ringraziamento speciale va ai dottori Cataneo, Cervini, Ciavatta, De Luca, Di Crecchio, Placentino, Tricarico e Fanelli, “veri pilastri del reparto”, come li definisce la famiglia, per la loro costante presenza e per la straordinaria competenza con cui hanno affrontato un caso così complesso.

Dopo 25 giorni di degenza, il signor Poveromo è stato finalmente dimesso.

«A tutti voi, medici, infermieri, OSS e personale amministrativo, grazie di cuore. Avete fatto la differenza nella vita di mio padre e nella nostra. Non vi dimenticheremo mai».

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