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«LA PASQUA NON SI FESTEGGIA, SI VIVE»: IL MESSAGGIO DEL VESCOVO MENGOLI PER LA SANTA PASQUA

«La Pasqua non si festeggia. Si vive.

Le lancette della storia di Gesù non si sono fermate al Venerdì Santo. Ma qualcuno non lo sa ancora, perché non lo ha sperimentato. Qualcuno non ce la fa ancora a credere, ingoiato com’è dai tanti drammi senza uscita. Qualcuno poi non vuole andare oltre ciò che vede e per ostinazione chiude gli occhi ad ogni sorpresa.

Anche chi impugna le armi, chi vive nell’odio o nell’indifferenza, è fermo al venerdì. Sì, è vero, sale sul Calvario ma solo per un attimo: inferisce sugli altri il colpo mortale e poi fugge. Sul Calvario la regia, invece, è di chi vi rimane, anche se muore nel corpo o nel cuore. Solo chi vi sosta fino alla fine e interrompe con il perdono la logica della vendetta, può finalmente far continuare quell’alba nuova, che il Signore ha fatto sorgere per sempre. Viene, anzi, è già arrivata un’alba in cui ogni pretesa umana di dire l’ultima parola è spezzata per sempre.

Non possiamo fermare il tempo! È nelle mani di Dio! E la domenica arriva, a prescindere da noi e nonostante noi. Anzi, la luce di quel giorno arriva proprio per noi… perché nessuno smetta di credere nell’Amore. Arriva anche per te fratello Mamina che, il 13 marzo scorso, nel ghetto L’Arena, sei morto per una lite finita male e che ha spento la tua esistenza e i tuoi progetti. Eri giovane e la tua morte grida forte che il nostro sistema sociale è malato. Non è fraterno. Esclude. Lascia soli, anche nel momento della morte.

Arriva anche per te, Mamadou, morto a gennaio nel ghetto di Torretta Antonacci per il freddo invernale e per il freddo d’amore, di quell’amore di cui ogni essere umano avrebbe diritto. Vorremmo chiamarti “fratello”, ma è ormai è tardi per farlo, perché ti avremmo dovuto riconoscerti come tale prima. Ora la triste realtà è che la cronaca ti ha già dimenticato.

Arriva anche per te, Saleh Mohammadi, che a 19 anni, il 19 marzo scorso, a Qom, la città santa dello sciismo iraniano, sei stato impiccato pubblicamente per aver manifestato il tuo dissenso politico contro il regime. Sei stato accusato di “inimicizia contro Dio”. Ma quale Dio può volere la morte di uno dei suoi figli? Che disastro, quando si confondono le meschine mire umane con la volontà di Dio!

La domenica di Pasqua arriva anche per voi, bambini uccisi sotto i bombardamenti in medio oriente, che dall’intelligence dei signori della guerra siete scandalosamente definiti “effetti collaterali” del conflitto. Nessun uomo è secondario ad un altro. Un mondo che uccide i bambini innocenti non ha altro da dire e dovrebbe solo tacere.

Arriva anche per te, bambino mai nato… in un mondo dove appare normale essere selettivi e scegliere chi può o deve vivere e chi no.

Arriva anche per te che sei ancora giovane, che hai ancora un futuro davanti a te, ma che pensi di esserti bruciato dietro illusioni effimere e non hai più la forza di rialzarti.

Arriva anche per te, che a casa, per strada o dietro ad una tastiera sei solo e continui ad aspettare invano qualcuno che venga a trovarti e ti faccia compagnia e non ti faccia sentire uno scarto.

È proprio vero, la Pasqua non si festeggia, ma si vive e mai da soli. La Pasqua è l’abbraccio di un Dio che non molla mai la presa perché è pazzo di noi. La Pasqua è l’abbraccio umano di chi sa che si risorge solo insieme. Tutti abbiamo bisogno della Pasqua. Tutti di un abbraccio».

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