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IL PRESEPE ENTRA IN CARCERE: UN PROGETTO DI SPERANZA, INCLUSIONE E RISCATTO

 Il presepe non è soltanto una secolare tradizione natalizia, ma un linguaggio universale capace di parlare di accoglienza, rinascita e speranza, arrivando ad abbattere anche i muri più spessi. Con questo spirito, l’associazione italiana “Amici del Presepio” (sede di San Severo) ha portato la magia e la tecnica dell’arte presepistica all’interno della Casa Circondariale della città, coinvolgendo direttamente i detenuti in un progetto dal valore umano e riabilitativo. Dopo aver celebrato lo storico traguardo di tre decenni spesi a custodire un patrimonio culturale unico, organizzare mostre, realizzare centinaia di diorami e formare giovani appassionati, la storica associazione sanseverese ha deciso quest’anno di varcare la soglia del carcere. Insieme alla direzione e agli educatori dell’istituto penitenziario, è stata promossa un’iniziativa pratica che ha visto i reclusi lavorare fianco a fianco nella costruzione di un presepe scenografico. Una copia dell’opera verrà esposta al pubblico durante la consueta mostra natalizia dell’associazione, offrendo alla cittadinanza un segno tangibile di connessione con la realtà carceraria. “Il presepe, per sua natura, è un messaggio di speranza, accoglienza e rinascita. Portare le nostre tecniche e la nostra passione all’interno della realtà carceraria significa offrire uno strumento di espressione, di coralità e di potenziale riscatto”, spiega Luigi Montanaro, presidente dell’associazione “Amici del Presepio”. “Costruire un presepe richiede pazienza, cura del dettaglio e collaborazione, tutti elementi che hanno un forte valore riabilitativo e che per questo la direzione e gli educatori dell’istituto hanno voluto promuovere attraverso questo progetto”. Nelle settimane di laboratorio, tra gesso, legno, attrezzi e nozioni di prospettiva per modellare le case arroccate di un villaggio, il clima tra i partecipanti è gradualmente cambiato. L’individualismo e la diffidenza hanno lasciato il posto al confronto, all’aiuto reciproco e allo scambio di strumenti. Mani provenienti da storie e mondi profondamente diversi si sono unite per un obiettivo comune, intrecciando relazioni e riscoprendo il senso del lavoro di squadra. In fondo, la natività racchiude in sé un profondo significato di riscatto: racconta di una famiglia in cerca di alloggio, di un bambino che nasce ai margini della società in una grotta improvvisata e di un’umanità ferita che, pur brancolando nel buio, continua a cercare la luce. Un messaggio che, dietro le sbarre di San Severo, risuona quest’anno con una forza ancor più intensa, ricordando a tutti che non esiste notte così profonda da impedire a una stella di mostrare la strada.

red

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